2018 2017 2014
Per Mari, Monti e Città 
Presentazione
Dopo un altro lungo periodo di restrizioni per contrastare la pandemia è arrivata di nuovo l'estate. Molti, grazie anche a una situazione relativamente migliore, potranno finalmente trascorrere qualche giorno di vacanza al mare, in montagna o visitando una, o più, delle meravigliose città d'Europa.
Di seguito abbiamo stilato un breve elenco di libri che hanno come tema centrale o come ambientazione contesti marini, montani o cittadini. Sono in genere romanzi, alcuni anche molto noti, ma che vale la pena riscoprire o, magari, rileggere un'altra volta. Altri, invece, sono saggi di autorevoli autori, che illustrano aspetti particolari del paesaggio marino, della vita tra i monti o dell'idea di città.
Tutti i libri, come sempre, sono a disposizione presso la biblioteca della Fondazione Centro studi Campostrini.

I prestiti e la consultazione dei libri sono dispinibili su appuntamento. 
La Biblioteca della Fondazione Campostrini rimarrà chiusa dal 2 agosto al 29 agosto 2021. 

 
Buone vacanze a tutti!
Mari

Breviario mediterraneo

Predrag Matvejevic

"Trattato poetico-fiIosofico", "romanzo post-moderno", "portolano", "diario di bordo", "libro di preghiere", "midrash", "raccolta di aforismi", "antologia di racconti-saggio", "cronaca di un viaggio": sono queste alcune delle definizioni che hanno accolto "Breviario mediterraneo". In queste pagine, Predrag Matvejevic ricostruisce la storia di una parola - "Mediterraneo" - e rievoca gli infiniti significati che essa include, guidando il lettore verso mille scoperte: lo stile dei porti e delle capitanerie, l'addolcirsi dell'architettura sul profilo della costa, i concreti saperi della cultura dell'olivo e il diffondersi di una religione, le tracce permanenti della civiltà araba ed ebraica, le parlate che cambiano nel tempo e nello spazio.

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Polene. Occhi del mare

Claudio Magris

Le polene – le statue che decoravano la prua delle navi – in queste pagine emergono dal mito per diventare figure reali, che popolano una galleria di indimenticabili ritratti femminili: sono sirene, dee, donne comuni o veggenti come Cassandra, seduttrici, madri, sono donne perverse, terribili, visionarie. Attraverso le loro forme sensuali, davanti agli occhi del lettore si svolge una storia colta e stravagante, documentata e luminosa: un racconto illustrato di eroine, avventurieri, cimiteri di navi, che riemergono immortali dagli abissi della memoria. Il mare, reale o fantasioso che sia, diventa occasione per riflettere sulla vita, sulle sue zone di luce e ombra, sull'infanzia e la sua spericolatezza, sulla necessità di un approdo e sul potere della letteratura – da Karen Blixen e Nathaniel Hawthorne a Juan Octavio Prenz e Giuseppe Sgarbi – capace di condurci in ogni tempo, verso un altrove irraggiungibile.

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Il mediterraneo

Fernand Braudel

Come scrive nell'Introduzione: ''Quel che abbiamo voluto tentare è un incontro costante di passato e presente, l'ininterrotto trascorrere dall'uno all'altro, un concertato senza fine liberamente eseguito a due voci. Se tale dialogo, con i suoi problemi che si riecheggiano reciprocamente, anima la sua opera, potremo dire di aver conseguito lo scopo. La storia non è altro che una continua serie di interrogativi rivolti al passato in nome dei problemi e delle curiosità - nonché delle inquietudini e delle angosce - del presente che ci circonda e ci assedia. Più di ogni altro universo umano ne è prova il Mediterraneo, che ancora si racconta e si rivive senza posa. Per gusto, certo, ma anche per necessità. Essere stati è una condizione per essere.''

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Isolario mediterraneo

Mimmo Jodice - Predrag Matvejevic

"'Isolario Mediterraneo' è la storia di un viaggio che parte dalla distesa infinita del mare per condurci nella dimensione infinita dell'isolamento. In questo viaggio partiamo con la convinzione di esplorare un luogo reale: l'isola. Ma alla fine tutto ciò che incontriamo è un paesaggio interiore. E' una metafora per descrivere il mio rapporto con la fotografia e il mondo. Mi accade che l'obbiettivo della macchina fotografica, che dovrebbe 'guardare fuori', osservare il mondo reale, finisca invece con il 'guardare dentro' e proiettare nel mondo una dimensione atemporale. Eppure i luoghi non ci tradiscono: conservano la loro oggettività, l'isola è pur sempre l'isola, ne riconosciamo la geografia e la storia, la materie e l'umore. Tuttavia sento fortemente il bisogno di prendere le distanze dalle accezioni moderne del luogo: l'isola come luogo della vacanza e del piacere, dei viaggi organizzati. Una delle fotografie ritrae un aliscafo che dovrebbe portare, forse, a un isola, ma sospeso su un mare specchiante e improbabile, sembra piuttosto un'astronave in partenza per Marte. Depurare le isole da tutte le figure e le cose che le identificano come luogo della partenza-vacanza, restituisce al luogo e alla sua condizione di isolamento, quel senso rituale del pellegrinaggio verso l'infinito come ricerca di un diverso equilibrio tra noi e le cose del mondo. Alle volte le cose che incontro, in questo peregrinare tra mare e scogli, assumono sembianze antropomorfe, perché questi luoghi mi osservano, sono i testimoni consapevoli del mio andare verso una destinazione inesistente, della quale l'isola è il solo riflesso materiale. Questo viaggio progredisce dal mare infinito e si conclude inesorabile con una definitiva negazione dello spazio: termina contro un muro. Parabola sulla continua impossibilità di vivere nella realtà".

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Chagall e il Mediterraneo

Il volume è il catalogo della mostra di Pisa (Palazzo Blu, 9 ottobre 2009 - 17 gennaio 2010). 150 opere tra dipinti, sculture, ceramiche e tavole, selezionate dalle storiche edizioni Tériade, provenienti dai più importanti musei francesi, che Chagall creò a partire dal 1926, quando avvenne il determinante incontro dell'artista con la luce, i colori e il paesaggio del Mediterraneo. Elementi che contribuirono a modificare la sua arte in una pittura più ariosa, più sensuale, trasformando le sue opere in spazi luminosi popolati da inconfondibili figure. Il catalogo - corredato da grandi tavole presenta, oltre al contributo delle curatrici, i saggi di Gioia Mori e Tamara Karandaseva e i testi di Jean-Louis Prat, Vivianne Tarenne, Sylvie Forestier, Gaston Bachelard, Meyer Shapiro.

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Quando guidavano le stelle. Viaggio sentimentale nel Mediterraneo

Alessandro Vanoli

Sentimentale ma molto reale: in quattro navigazioni il viaggio si snoda dall’Egeo dei tempi di Ulisse alle coste romane di Ostia, da Costantinopoli all’Andalusia, da Ragusa a Cipro, e infine da Alessandria d’Egitto a Ravenna. Di porto in porto, di tappa in tappa, ci ritroviamo in epoche diverse, nella Atene del V secolo a.C., a Cartagine alla vigilia della terza guerra punica, nella Valencia del Cid Campeador, nella Genova medievale, a Istanbul, e a Napoli all’inizio del Novecento. Ogni approdo racconta un pezzo di storia del Mediterraneo, attraverso il ricordo di grandi eventi o la riscoperta di personaggi ormai dimenticati, ma sempre parlando anche di noi e di quel mare che non smette di suscitare speranze.

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Il Mediterraneo. Dalla preistoria alla nascita del mondo classico

Cyprian Broodbank

«Ci sono luoghi», ha scritto il poeta Iosif Brodskij, «che, esaminati su una mappa, ti fanno sentire per un breve istante un'affinità con la Provvidenza, luoghi in cui la storia è inevitabile, luoghi in cui la geografia provoca la storia». Il bacino del Mediterraneo è costellato di simili luoghi e per millenni ha prodotto alcune delle piú sorprendenti vicende storiche e culturali del pianeta. Questo libro è una completa e aggiornata sintesi interpretativa dell'evoluzione del Mediterraneo, dai primi insediamenti umani e l'origine dell'agricoltura e della metallurgia fino al sorgere delle antiche civiltà: egizia, levantina, minoica, micenea, fenicia, etrusca, greca arcaica. Il Mediterraneo possiede requisiti non comuni che ne spiegano il precoce sviluppo: è il piú grande mare interno del mondo ed è prossimo al nucleo fluviale nei pressi del quale si sono diffuse le prime civiltà. Non c'è quindi da meravigliarsi se le società che vi si affacciavano si siano rivelate eccezionali, e che, come importanti campagne archeologiche hanno evidenziato, il «Mare di mezzo» custodisca le fonti piú ricche e preziose per lo studio delle culture antiche. Per la vastità delle conoscenze, la qualità delle analisi e l'eleganza dello stile, questo saggio è considerato dagli studiosi come un capolavoro della ricerca archeologica, storica e geografica.

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Monti

Il monte Analogo. Romanzo d'avventure alpine non euclidee e simbolicamente autentiche

Predrag Matvejevic

Un gruppo di singolari ed esperti alpinisti, certi dell'esistenza, in qualche parte del globo, di una montagna la cui vetta è più alta di tutte le vette, decide un giorno di partire per tentare di scoprirla e darne la scalata. Dopo una navigazione «non euclidea», a bordo di un'imbarcazione chiamata l'"Impossibile", gli esploratori approdano nell'isola-continente del Monte Analogo, dove trovano una popolazione che discende da uomini di tutti i tempi e che vive soltanto nella speranza di scalare la vetta. Dopo un breve soggiorno nel villaggio di Porto-delle-Scimmie, il gruppo dei nostri alpinisti intraprende l'ascensione e arriva al primo campo base. Qui il racconto s'interrompe. Siamo soltanto all'inizio di un viaggio - forse continuamente all'inizio - quando la morte coglie Daumal, impedendogli di scrivere il seguito della scalata al monte simbolico che unisce Cielo e Terra. Sotto le parvenze di un romanzo d'avventure, o di un racconto fantastico, "Il Monte Analogo" ci offre un itinerario minuzioso, lentamente maturato nelle esperienze dell'autore, verso un "centro", sentito come liberazione della persona da ogni suo limite. Con la leggerezza propria del saggio, facendo uso di storie, canzoni, deduzioni, miti e dimostrazioni, Daumal trasporta il lettore nel regno dell'analogia, dove niente è vero ma tutto è veridico, "attraverso un metodo" che fa cadere i nostri schemi difensivi e ci porta a contemplare con occhi nuovi il nostro paesaggio interiore. Questa nuova edizione è arricchita da una raccolta di testi dello stesso Daumal, i quali, oltre a documentare lo sviluppo del libro negli anni della sua stesura, forniscono preziose indicazioni su come il racconto avrebbe dovuto proseguire.

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Il monte Analogo. Romanzo d'avventure alpine non euclidee e simbolicamente autentiche

Predrag Matvejevic

"'La montagna incantata' è un fedele, complesso, esauriente ritratto della civiltà occidentale dei primi decenni del Novecento e, nella sua incantata fusione di prosa e poesia, di vastità scientifica e di arte raffinata, è il libro, forse, più grandioso che sia stato scritto nella prima metà del secolo." Con queste parole, un entusiasta Ervino Pocar concludeva l'introduzione all'edizione della "Montagna incantata" da lui tradotta nel 1965 che da allora ha fatto conoscere e apprezzare ai lettori italiani questo Bildungsroman straordinariamente complesso ambientato in un sanatorio svizzero, il celebre Berghof di Davos. Quando il protagonista, il giovane Hans Castorp, vi arriva, è il tipico tedesco settentrionale, un solido e rispettabile borghese. A contatto con il microcosmo del sanatorio il suo carattere subisce un'evoluzione e un incremento: passa attraverso la malattia l'amore, il razionalismo e la gioia di vivere, il pessimismo irrazionale, senza che nessuna di queste posizioni lo converta. Ma in mezzo a tante forze contrastanti, Castorp trova il proprio equilibrio. In questo mondo dove il tempo si dissolve e il ritmo narrativo si snoda in sequenze di ore, giorni, mesi e anni resi tutti indistinti dalla routine quotidiana, egli può liberamente crescere. Paradossalmente (l'umorismo di Mann),dopo essere stato convertito alla vita Castorp tornerà alla pianura per perdersi nell'inutile strage della "grande" guerra.

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Montagna sacra

Julien Ries

"Mircea Eliade ha mostrato che il mondo parla all'uomo attraverso dei simboli che rivelano una realtà, una modalità del reale, una struttura fondamentale. Grazie al simbolo l'uomo procede verso la scoperta del senso della propria esistenza. La montagna è una via privilegiata in questo cammino che è una ricerca di trascendenza. Il tema dell'ascensione si ritrova senza sosta nei gesti dell'essere umano e nel vocabolario di diverse culture e religioni, così come nelle tappe vissute dai mistici. L'ascensione è un segno della vocazione spirituale dell'uomo, il che spiega la varietà e la molteplicità dei simboli della montagna: ziggurat, stùpa, piramide, santuari e templi sulle alture, eremi sulle cime delle montagne, processioni e pellegrinaggi che vi conducono non cristiani e cristiani, ierofanie e teofanie. Più vicino alla volta celeste l'uomo stima di poter ascoltare meglio la voce divina. La montagna è per l'uomo anche una via per la ricerca del sacro che lo arricchisce, lo aiuta a vivere un'esperienza interiore, a vedere un'illuminazione. Riccamente illustrato e redatto da specialisti di culture e religioni, il presente volume conduce il lettore attraverso il mondo intero e lo aiuta a scoprire e valorizzare nella propria vita il simbolismo della montagna sacra." (Julien Ries)

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La leggenda dei monti naviganti

Paolo Rumiz

Che cosa sono le montagne italiane? Quale identità portano con sé? Alpi e Appennini disegnano, insieme, una sorta di grande punto interrogativo. Che ha due risposte diverse. Un viaggio di ottomila chilometri che cavalca la lunga gobba montuosa della Balena-Italia lungo Alpi e Appennini, dal golfo del Quarnaro (Fiume) a Capo Sud (punto più meridionale della Penisola). Esso parte dal mare, arriva sul mare, naviga come un transatlantico con due murate affacciate sul mare, e lungo tutto il percorso evoca metafore marine, come di chi veleggiando forse vola - in un immenso arcipelago emerso. Trovi valli dove non esiste elettricità, grandi vecchi come Bonatti o Rigoni Stern, ferrovie abitate da mufloni, case cantoniere e paracarri da leggenda, bivacchi sotto la pioggia in fondo a caverne, santuari dove divinità pre-romane sbucano continuamente dietro ai santi del calendario. E poi parroci bracconieri, custodi di rifugi leggendari, musicanti in cerca di radici come Francesco Guccini o Vinicio Capossela. Un'Italia di quota, dove la tv sembra raccontare storie di un altro pianeta. Le due parti del racconto, Alpi e Appennini, hanno andatura e metrica diversa. Le Alpi sono pilastri visibili, famosi; sono fatte di monoliti bene illuminati e sono transitate da grandi strade. Gli Appennini no: sono arcani, spopolati, dimenticati, nonostante in essi si annidi l'identità profonda della Nazione. Storie che scivolano e volano insieme ai luoghi e parlano della parte più segreta del nostro paese.

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Le otto montagne

Paolo Cognetti

La montagna non è solo neve e dirupi, creste, torrenti, laghi, pascoli. La montagna è un modo di vivere la vita. Un passo davanti all'altro, silenzio, tempo e misura. Lo ha imparato Paolo Cognetti, che tra una vetta e una baita ambienta questo potentissimo romanzo. Una storia di amicizia tra due ragazzi – e poi due uomini – cosí diversi da assomigliarsi, un viaggio avventuroso e spirituale fatto di fughe e tentativi di ritorno, alla continua ricerca di una strada per riconoscersi.

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La montagna. Natura e cultura

Veronica della Dora

In tutta la storia dell'umanità le montagne sono sempre state collegate con l'eterno, ci attraggono con le altezze vertiginose, ci sorprendono per la loro bellezza, e spesso sono per noi fonte di pericolo. Attraverso un viaggio avvincente verso vette sia reali sia immaginarie, questo libro esplora cosa la montagna rappresenti nella nostra storia, cultura e immaginazione. Veronica della Dora racconta i diversi modi in cui le montagne hanno funzionato spiritualmente come confine tra la vita e la morte, come ponte fra terra e cielo. Intrecciando scienza, cultura e religione, l'autrice sottolinea come la montagna sia un fenomeno geologico che ha profondamente influenzato l'immaginazione umana, plasmando la nostra coscienza ambientale e aiutandoci a comprendere il nostro, davvero piccolo, posto nel mondo. L'autrice esplora inoltre il loro significato in quanto oggetto di prodezze umane, premio di avventura e sport, e luogo di serena bellezza per i vacanzieri. Magnificamente illustrato, La montagna è un affascinante doppio ritratto di questa suggestiva espressione di natura e cultura.

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Silenzi in montagna

Luca Serenthà

Il libro è costruito sull'artificio letterario del dialogo tra due personaggi: un uomo, avendo a lungo già riflettuto, durante la sua vita in montagna, sul tema del silenzio, condivide i suoi pensieri con un ragazzo che desidera scriverne. L'incontro avviene nei pressi e all'interno del rifugio che l'uomo gestiva fino a qualche tempo prima. Viene ripercorso brevemente, attraverso i tempi e i luoghi, il modo di interagire dell'uomo con la montagna mediato dal silenzio.

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Città

Le città invisibili

Italo Calvino

«A un imperatore melanconico, un viaggiatore visionario racconta di città impossibili. Quello che sta a cuore al mio Marco Polo è scoprire le ragioni segrete che hanno portato gli uomini a vivere nelle città, ragioni che possono valere al di là di tutte le crisi. Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni d'un linguaggio; le città sono luoghi di scambio, ma questi scambi non sono soltanto scambi di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi.»

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Le due città

Charles Dickens

Fra Parigi e Londra - mentre "un re dalla grossa mandibola e una regina dall'aspetto volgare sedevano sul trono d'Inghilterra; un re dalla grossa mandibola e una regina dal leggiadro volto, sul trono di Francia" - Dickens ambienta le vicende di un gruppo di persone coinvolte negli eventi della Rivoluzione francese e del periodo del Terrore: Charles Darnay, un aristocratico francese, vittima di accuse indiscriminate da parte dei rivoluzionari, e Sydney Carton, un avvocato inglese che cerca di redimere la propria vita per amore della moglie di Darnay. Vi si trovano tutti i temi classici del romanziere inglese: l'oppressione e la violenza, la povertà e la nobiltà di spirito, il sacrificio e la redenzione.

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L'architettura della città

Aldo Rossi

Dalla sua prima edizione nel 1966, "L'architettura della città" è stato il testo che più ha influenzato la riflessione urbanistica, restituendo centralità alla grande questione rimossa della forma. Ogni città è forma, e qualsiasi tentativo di comprenderla unicamente attraverso le sue funzioni è destinato a fallire. Nella forma, la tradizione mostra la sua capacità di mutare e durare nel tempo, e l'idea che una comunità ha di sé entra in risonanza con i bisogni pratici a cui deve far fronte. L'architettura diventa così un atto collettivo, in cui si uniscono due urgenze umane come l'intenzionalità estetica e la necessità di costruire un ambiente propizio alla vita. Non si tratta di un incontro teorico, ma di un'alchimia che genera spazi concreti: strade da percorrere, edifici da abitare, monumenti in cui depositare identità. Questa città, così animata e così umana, emerge dal tempo, cresce su se stessa, acquista coscienza e memoria allestendo il palcoscenico in cui istanze opposte si scontrano e sintetizzano: particolare e universale, individuale e collettivo, progettazione razionale e locus. Solo abbracciando la complessità di questo campo di forze eterogenee è possibile un approccio architettonico che sia nel contempo estetico e politico. Attraverso una rassegna di città ideali e di luoghi reali - da Berlino a Stoccolma, dal foro di Roma all'antico teatro di Arles divenuto un quartiere abitato -, Aldo Rossi costruisce un testo spartiacque della letteratura urbanistica. "L'architettura della città" è un saggio scritto con rigore rinascimentale e insieme la dichiarazione di poetica di uno dei più importanti architetti e intellettuali italiani; un libro che si dischiude a interpretazioni sempre fertili e nuove perché, come una sinfonia o un grande romanzo contemporaneo, ha la profondità e il fascino di un'opera aperta.

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Passeggiando per New York. Scritti sull'architettura della città

Lewis Mumford

Critico architettonico del "New Yorker", il settimanale che ha ospitato per trent'anni le pagine sferzanti della sua rubrica "Sky Line", Lewis Mumford (1895-1990) è stato uno dei più stimolanti saggisti americani del Novecento; un grande maestro dell'architettura e dell'urbanistica. Eclettico rappresentante dell'élite intellettuale newyorkese, Mumford ci ha lasciato scritti esemplari sui temi più disparati; pagine in cui l'architettura incontra la tecnologia, ma anche la biografia, la sociologia, la filosofia e la critica letteraria. Una vocazione interdisciplinare, quella di Mumford, che si affila e si esalta sul suo tema prediletto: la città e il moderno. Ne risulta una riflessione focalizzata attorno ai nodi e ai modi della costruzione di una città del XX secolo, e in particolare della città che quel secolo meglio di ogni altra rappresenta e riassume: la New York di quel cruciale decennio di crisi e trasformazione che furono gli anni trenta. Si tratta di una trasformazione - osserva Paola Di Biagi nella presentazione del volume - che Mumford spesso "non condivide, e che intende seguire e denunciare con il piglio aggressivo del cronista". Musei, teatri, ponti, parchi, grattacieli, ristoranti, gallerie, il Radio City Music Hall e il Rockefeller Center: ci sfilano sotto gli occhi i mostri sacri che fanno di New York, nel bene e nel male, il simbolo dell'urbanesimo contemporaneo. Animati da un entusiasmo ironico e irreverente, sostenuti dal generoso impegno modernista dell'autore, questi scritti - che ancor oggi rappresentano una splendida, puntualissima guida per chi voglia davvero passeggiare per New York - rimangono un modello insuperato di critica architettonica engagé: testimonianza sul campo di un grande pensatore che non ha mai rinunciato a interrogarsi sul senso civile del vivere e del convivere.

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La città lontana

Jean-Luc Nancy

Invita ad abbandonare le abitudini teoriche sulla città che inducono a credere nella sua esistenza così come dell'esistenza della non-città: esistono invece solo delle concatenazioni, una forma senza bordi a cui viene attribuito il nome di città.

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La città come opera d'arte

Marco Romano

<class="subline__title author__title">La città europea è da sempre l'ambiente della civitas democratica occidentale. Quello dove i cittadini si riconoscono come tali, dove sono cresciuti i diritti umani e le libertà. Per questo i muri dell'urbs sono stati immaginati con la pretesa di offrire una prospettiva di eternità nella quale radicare le speranze terrene e riconoscersi pienamente come cittadini. Il degrado delle periferie europee, i cui abitanti sono privati della loro appartenenza alla civitas è uno dei disastri del Novecento. L'Europa è stata capace di risollevarsi dalle sbandate per i totalitarismi, salvata dall'antica radice democratica della civitas, ma non sembra ancora avviata a rigenerare con altrettanta consapevolezza la consolidata figura dell'urbs. Senza alcuna nostalgia tradizionalista, Marco Romano invita a riscoprire il linguaggio consolidato attraverso i secoli nella sfera estetica della città. Quel linguaggio che non è soltanto una declinazione artistica tra le tante, ma il solo modo con il quale la civitas esprime il sentimento della propria cittadinanza e il riconoscimento della dignità dei suoi cittadini.

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L' idea di città. Antropologia della forma urbana nel mondo antico

Joseph Rykwert

Rykwert si interroga sul modello di città che gli abitanti elaborano o sognano. E lo fa analizzando anzitutto la situazione che coincide con l'origine stessa della città in senso moderno, il "rito etrusco" che fondava la città romana. Rykwert dimostra come la configurazione dell'urbe, con le sue mura, le porte, il foro, i templi, costituisse anche e soprattutto una forma simbolica nella quale si rispecchiavano i miti, i rituali, le credenze di tutta una civiltà. E si tratta di credenze collegabili, con accostamenti illuminanti a fenomeni e testi di varie civiltà arcaiche: indiane, africane, amerindie.

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Realizzato e pubblicato dalla Fondazione Centro Studi Campostrini, luglio 2021.