2018 2017 2014
Donne fotografe del Novecento
Presentazione

Nella società del Ventesimo secolo lo sviluppo della fotografia ha assunto un ruolo di centralità permettendo anche alle donne di appropriarsi di questo mezzo artistico utilizzandone la forza evocativa e rendendosi testimoni di momenti ed eventi che hanno plasmato uno tra i più dinamici periodi nella storia dello sviluppo umano.

Alle donne fotografe del Novecento e alla loro produzione è dedicato questo nuovo percorso. Sono state scelte quattro fotografe la cui produzione s’inserisce in vari generi fotografici e per le quali la fotografia rappresenta impegno personale, testimonianza sociale, attività professionale, ricerca estetica, o esigenza artistica.

Dopo l’indicazione di alcuni testi generali sulla storia delle presenze femminili nella fotografia, seguono volumi specifici sulla vita e sulla produzione di alcune fotografe: la statunitense Vivian Maier, esponente di spicco della street photography, la cui attività artistica è stata scoperta solo nel 2007; la fotografa tedesca Gerda Pohorylle, meglio conosciuta come Gerda Taro, nota per i suoi reportage di guerra; la fotografa, attivista e attrice udinese Tina Modotti, che ha partecipato ad alcuni degli eventi più importanti degli anni Venti nel Messico post-rivoluzionario; infine la fotografa, poetessa e pittrice francese di origine croata Dora Maar, autrice di collage e fotomontaggi di matrice surrealista, che ha lasciato un impronta profonda nella storia della fotografia.

Come sempre, tutti i libri sono reperibili presso la Biblioteca della Fondazione Campostrini.

Patrizia Pulga
Le donne fotografe dalla nascita della fotografia ad oggi

Pendragon, 2017

Le donne fotografe dalla nascita della fotografia ad oggi

In ogni ambito professionale - e quello fotografico è tra questi - le donne incontrano enormi difficoltà ad affermarsi; in misura maggiore dove è determinante un approccio, se non aggressivo, almeno assertivo per farsi largo tra molti concorrenti. Eppure sono state e sono tantissime le donne che hanno fatto della fotografia la loro professione. Questo volume presenta oltre duemilatrecento profili di fotografe di tutto il mondo, suddivisi per provenienza geografica e inseriti all'interno dei movimenti culturali e delle correnti che hanno percorso la storia degli ultimi due secoli: è quindi la fonte più completa per quanto riguarda la fotografia "al femminile". Una storia mai raccontata di determinazione e creatività.

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F. Alfano Miglietti (a cura di)
Sguardo di donna : da Diane Arbus a Letizia Battaglia la passione e il coraggio

Tre Oci, 2015

Sguardo di donna

Da Diane Arbus a Letizia Battaglia la passione e il coraggio

"La Casa dei Tre Oci cerca, attraverso la fotografia, nuove storie da narrare e la mostra che qui è presentata lo dimostra: 'Sguardo di donna', attraverso le duecentocinquanta opere di venticinque fotografe di livello internazionale, racconta il coraggio, l'energia, la forza, lo slancio e la fede, le relazioni sociali e molto altro ancora, andando talvolta contro gli stereotipi dominanti e il già visto. Una mostra collettiva, interamente ideata dalla Casa dei Tre Oci, un progetto culturale indipendente che ha potuto concretizzarsi grazie alla curatela di Francesca Alfano Migli etti e agli attenti allestimenti d'autore di Antonio Marras. Un sincero ringraziamento va a quanti, in questi anni, hanno lavorato per la crescita e lo sviluppo delle attività culturali della Casa dei Tre Oci. Un riconoscimento speciale è dovuto a tutti coloro che In 'Sguardo di donna' hanno creduto e alle fotografe e ai prestatori che hanno accolto la richiesta della Casa dei Tre Oci, abbracciandone il progetto espositivo". (Giampietro Brunello)

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Vivian Maier

VIVIAN MAIER
Vivian Maier
“Vivian Dorothea Maier, nata a New York nel 1926 e scomparsa nel 2009, è stata una fotografa americana che durante la sua vita ha fotografato in modo assolutamente professionale senza essere una professionista. Dopo un periodo in Francia, tornata negli Stati Uniti, Vivian infatti ha lavorato per circa quarant’anni come bambinaia ma nel tempo libero ha scattato più di 150.000 fotografie, principalmente di persone e architettura urbana, a New York, Chicago e Los Angeles.
Le fotografie sono rimaste sconosciute, insieme all’identità di chi le aveva scattate, fino a quando le scatole in cui erano contenute sono state acquistate all’asta da un collezionista di Chicago, che ha cominciato a postarle online subito dopo l’acquisto, riscuotendo grande successo di pubblico”.

(Tratto da Patrizia Pulga - Le donne fotografe dalla nascita della fotografia ad oggi., p. 86)
John Maloof
Alla ricerca di Vivian Maier. La tata con la Rolleiflex

Feltrinelli, 2014

Alla ricerca di Vivian Maier

"Il mondo è a colori, ma la realtà è in bianco e nero," disse una volta Wim Wenders, e forse mai come per Vivian Maier, misteriosa fotografa per caso nella Chicago di mezzo secolo fa, queste parole acquistano un senso profondo. "Alla ricerca di Vivian Maier" è l'eccezionale storia di una normalità divenuta unica nel tempo, l'esercizio di una passione per la fotografia che sale la vivida scala dell'arte e diventa documento di un mondo perduto nel passato, volti e attimi di vita meravigliosamente catturati con la naturalezza che solo il talento possiede. Uno struggente esempio di immortalità. Nella sola forma accettabile.

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Francesca Diotallevi
Dai tuoi occhi solamente

Neri Pozza , 2018

Dai tuoi occhi solamente

New York, 1954. Capelli corti, abito dal colletto tondo, prime rughe attorno agli occhi, ventotto anni, Vivian ha risposto a un’inserzione sul New York Herald Tribune. Cercavano una tata. Un lavoro giusto per lei. Le famiglie l’hanno sempre incuriosita. La affascina entrare nel loro mondo, diventare spettatrice dei loro piccoli drammi senza esserne partecipe, e osservare la recita, la pantomima della vita da cui soltanto i bambini le sembrano immuni. La giovane madre che l’accoglie ha labbra perfettamente disegnate con il rossetto, capelli acconciati in onde rigide, golfini impeccabili. Dietro il suo perfetto abbigliamento, però, Vivian sa scorgere la crepa, il muto appello di una donna che sembra chiedere aiuto in silenzio. Del resto, questo è il suo lavoro: prendersi cura della vita degli altri. L’accordo arriva in fretta. A lei basta poco: una stanza dove raccogliere le sue cose; una città, come New York, dove potere osservare le vite incrociarsi sulle strade, scrutare mani che si stringono, la rabbia di un gesto, la tenerezza in uno sguardo, l’insopportabile caducità di ogni istante. Ed essere, nello stesso tempo, invisibile, sola nel mare aperto della grande città, a spingere una carrozzina o a chinarsi per raddrizzare l’orlo della calza di un bambino. Scrutare i gesti altrui e guardarsi bene dall’esserne toccata: questa è, d’altronde, la sua esistenza da tempo. Troppe, infatti, sono le ferite che le sono state inferte nell’infanzia, quando la rabbia di un gesto – di sua madre, Marie, o di suo fratello Karl, animati dalla medesima ira nei confronti del mondo – si è rivolta contro di lei. Sola nella camera che le è stata assegnata, Vivian scosta le tende dalla finestra, lancia un’occhiata al cortiletto ombroso e spoglio nel sole morente di fine giornata, estrae dalla borsa la Veronasua Rolleiflex e cerca la giusta inquadratura per catturare il proprio riflesso che appare contro l’oscurità del vetro. È il solo gesto con cui Vivian Maier trova il suo vero posto nel mondo: stringere al ventre la sua macchina fotografica e rubare gli istanti, i luoghi e le storie che le persone non sanno di vivere.

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John Maloof
Vivian Maier. Una fotografa ritrovata

Contrasto , 2014

Vivian Maier

Una fotografa ritrovata

Il fascino della fotografa Vivian Maier è dovuto al mistero che circonda la sua vita e il suo lavoro. La vicenda di Vivian Maier, la misteriosa bambinaia fotografa diventata un caso mediatico poco dopo la sua morte, è nota solo a grandi linee, così come nota è solo una piccola selezione delle sue immagini e una manciata di informazioni sulla sua vita. "Vivian Maier. Una fotografa ritrovata" è la raccolta più completa delle sue fotografie, in bianco e nero e a colori. Grazie al testo introduttivo di Marvin Heiferman, scrittore e curatore, il volume esplora e celebra la vita e l'opera di Vivian Maier in una prospettiva precisa e attuale, analizzando il suo lavoro nel contesto della Street photography americana contemporanea. Basato anche su una serie di interviste a persone che la conobbero, il testo getta una nuova luce sulla vita e sulla sorprendente opera di Vivian Maier. Con 240 fotografie in gran parte inedite, questa raccolta include anche le immagini degli effetti personali della fotografa, così come gli oggetti collezionati nella sua vita e mai prima d'ora visti.

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Alla ricerca di Vivian Maier. La bambinaia fotografa

Feltrinelli, 2014

Alla ricerca di Vivian Maier

La bambinaia fotografa

Vivian Maier è stato un personaggio complesso, una moderna Mary Poppins che, invece di portare i bambini in un mondo di cartoni animati, li gettava nelle strade, vagando in cerca del frammento da custodire per sempre. È stata un’accumulatrice e osservatrice compulsiva: scattava per catturare il momento, spinta dallo stesso desiderio che la portava a conservare scontrini, giornali, foglietti e cartoline, ma anche a girare brevi video in super 8 che documentano persino i suoi viaggi intorno al mondo. Insomma, una donna misteriosa, il cui volto enigmatico possiamo ammirare in diverse fotografie, riflesso in una vetrina o distorto da uno specchio.

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Pamela Bannos
Vivian Maier. Vita e fortuna di una fotografa


Contrasto, 2018

Vivian Maier.

Vita e fortuna di una fotografa

Chi era Vivian Maier? Molti la conoscono come la bambinaia solitaria di Chicago che vagava per la città scattando fotografie rimaste a lungo nascoste fino a quando non sono state ritrovate casualmente. Quelle immagini, diffuse quando la sua autrice era ormai morta, ignara dell'attenzione che si stava scatenando intorno a lei, hanno rivelato al mondo Vivian Maier come una maestra della street photography americana. In questa biografia Pamela Bannos rivela come la storia della Mary Poppins burbera e riservata abbia oscurato il suo vero volto: Vivian Maier non deve essere considerata una tata che si dilettava di fotografa ma una fotografa che si manteneva facendo la babysitter. Nel libro per la prima volta la "bambinaia" appare come una fotografa consapevole del proprio lavoro e delle sue immagini nonostante abbia scelto di non mostrarle mai.

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Gerda Taro
Gerda Taro

“Nata in Germania nel 1910 da una famiglia ebrea dell’Europa dell’est, Gerda Taro Pohorylle inizia la carriera come giornalista e reporter per testate come Regards, Vu, Ce soir e Life a Parigi, dove si era rifugiata in seguito alle persecuzioni naziste e dopo l’arresto con l’accusa di attività sovversiva e propaganda antinazista. Partita nel 1936 per fotografare la guerra civile spagnola, unendo l’esigenza di un impegno politico al bisogno di una corretta informazione sulle grandi tragedie della storia, muore a soli 27 anni sul fronte di Brunete vicino a Madrid nel 1937, dopo aver fotografato una delle battaglie più cruente, travolta da un carro armato per un errore di manovra.”

(Tratto da Patrizia Pulga - Le donne fotografe dalla nascita della fotografia ad oggi., p. 75)

Helena Janeczek
La ragazza con la Leica

Guanda, 2018

La ragazza con la Leica

Il 1° agosto 1937 una sfilata piena di bandiere rosse attraversa Parigi. È il corteo funebre per Gerda Taro, la prima fotografa caduta su un campo di battaglia. Proprio quel giorno avrebbe compiuto ventisette anni. Robert Capa, in prima fila, è distrutto: erano stati felici insieme, lui le aveva insegnato a usare la Leica e poi erano partiti tutti e due per la Guerra di Spagna. Nella folla seguono altri che sono legati a Gerda da molto prima che diventasse la ragazza di Capa: Ruth Cerf, l’amica di Lipsia, con cui ha vissuto i tempi più duri a Parigi dopo la fuga dalla Germania; Willy Chardack, che si è accontentato del ruolo di cavalier servente da quando l’irresistibile ragazza gli ha preferito Georg Kuritzkes, impegnato a combattere nelle Brigate Internazionali. Per tutti Gerda ­rimarrà una presenza più forte e viva della celebrata eroina antifascista: Gerda li ha spesso delusi e feriti, ma la sua gioia di ­vivere, la sua sete di libertà sono scintille capaci di riaccendersi anche a distanza di decenni. Basta una telefonata intercontinentale tra Willy e Georg, che si sentono per tutt’altro motivo, a dare l’avvio a un romanzo caleidoscopico, costruito sulle fonti originali, del quale Gerda è il cuore pulsante. È il suo battito a tenere insieme un flusso che allaccia epoche e luoghi lontani, restituendo vita alle istantanee di questi ragazzi degli anni Trenta alle prese con la crisi economica, l’ascesa del nazismo, l’ostilità verso i rifugiati che in Francia colpiva soprattutto chi era ebreo e di sinistra, come loro. Ma per chi l’ha amata, quella giovinezza resta il tempo in cui, finché Gerda è vissuta, tutto sembrava ancora possibile. 


Tina Modotti
Tina Modotti

Tra le maggiori fotografe del Novecento, Tina Modotti (1896-1942) ha saputo fare del suo obiettivo fotografico uno sguardo particolare sul mondo. Nella sua produzione ha realizzato foto difficilmente etichettabili. Tra il 1924 e il 1927 nelle sue fotografie prevalgono le architetture e le forme geometriche dalla composizione incisiva, minimalista, essenziale. In un successivo periodo l’artista si cimenta nella natura morta ed è anche un’eccellente autrice di ritratti. Con il progredire del suo coinvolgimento politico e della sua permanenza in Messico, Tina Modotti passa dallo studio alla strada, fotografando la gente comune e diventando l’antesignana della street photography. Modotti si dedica anche ad immagini di forte valenza descrittiva e simbolica e di grande carica evocativa ed emozionale, che ritraggono i “ferri del mestiere” del lavoratore messicano, immagini che sono diventate vere e proprie icone della condizione del paese negli anni Venti.

Valentina Agostinis (a cura di)
Tina Modotti fotografa 

Abscondita, 2010

Tina Modotti fotografa

«Sempre, quando le parole "arte" e "artistico" vengono applicate al mio lavoro fotografico, io mi sento in disaccordo. Questo è dovuto sicuramente al cattivo uso e abuso che viene fatto di questi termini. Mi considero una fotografa, niente di più. Se le mie fotografie si differenziano da ciò che di solito si produce in questo campo, è precisamente perché io cerco di fare non arte, ma oneste fotografie, senza distorsioni o manipolazioni. La maggior parte dei fotografi va ancora alla ricerca dell'effetto "artistico", imitando altri mezzi di espressione grafica. Il risultato è un prodotto ibrido che non riesce a dare al lavoro la caratteristica più valida che dovrebbe avere: la qualità fotografica. [...] La fotografia, proprio perché può essere prodotta solo nel presente e perché si basa su ciò che esiste oggettivamente davanti alla macchina fotografica, rappresenta il medium più soddisfacente per registrare con obiettività la vita in tutti i suoi aspetti ed è da questo che deriva il suo valore di documento. Se a ciò si aggiungono sensibilità e intelligenza e, soprattutto, un chiaro orientamento sul ruolo che dovrebbe avere nel campo dello sviluppo storico, credo che il risultato sia qualcosa che merita un posto nella produzione sociale, a cui tutti noi dovremmo contribuire».

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Dora Maar
Dora Maar

“Dora Maar, all’anagrafe Henriette Theodora Markovich (1907-1997), fotografa, pittrice e poetessa francese di origini croate, conosciuta ai più per essere legata sentimentalmente a Pablo Picasso oltre che sua musa ispiratrice, negli anni Venti e Trenta, eseguì sia fotografie commerciali e ritratti che foto in cui la sperimentazione di nuove tecniche predomina: tagli prospettici, deformazioni, doppie esposizioni e collage, insieme ad una serie di immagini in cui ritrae angoli di città e scene di degrado urbano. Ha inoltre prodotto foto di taglio sociale, soffermandosi sugli aspetti della povertà ed altre, decisamente surrealiste, utilizzando la tecnica del fotomontaggio.”

(Tratto da Patrizia Pulga - Le donne fotografe dalla nascita della fotografia ad oggi., p. 71)

Io, Dora Maar

Nicole Avril
Io, Dora Maar

Angelo Colla, 2011

Io, Dora Maar

Chi ama l'arte e, insieme, pretende di amare l'artista, lo fa a proprio rischio e pericolo. Lo sa bene Dora Maar, ex fotografa di talento, modella e amante del grande Palilo Picasso nel decennio più turbolento ed euforico della sua carriera, quello culminato nella realizzazione di Guernica. Dora, che accompagnò e documentò il farsi di quel capolavoro pittorico, ricostruisce con voce febbrile e nitida gli alti e i bassi di un sodalizio sentimentale e artistico che sarebbe passato attraverso gli estremismi congiunti della guerra, della pittura e dell'amore. Regolando la sua prosa sugli umori alterni del personaggio di Dora, Nicole Avril ricostruisce con maestria una stagione della vita artistica di Picasso guardandola con gli occhi della donna che collaborò a renderla speciale, e nello stesso tempo scrive un romanzo nel quale le ragioni del cuore e quelle, dispotiche, della pittura, ingaggiano un combattimento che ha le cadenze disperate e perfette di un balletto russo.

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Victoria Combalia (a cura di) 
Dora Maar. Nonostante Picasso

Skira, 2014

Dora Maar. Nonostante Picasso

Per troppo tempo Henriette Theodora Markovitch, meglio nota come Dora Maar (Parigi 1907-1997), è stata relegata nell'immaginario e nel ricordo dei posteri al ruolo di amante e musa, tragicamente abbandonata, del grande Picasso. Dora Maar, che trascorse gli ultimi cinquant'anni della sua vita lontano da tutti, trovando nella psicanalisi e nella religione la forza di superare il dramma, fu in realtà una donna acuta, intelligente, politicamente e socialmente impegnata, amica di Georges Bataille, André Breton, Paul Éluard, Man Ray, Henri Cartier-Bresson. Fu soprattutto una straordinaria artista, una sensibile e pungente fotografa già affermata quando conobbe il pittore spagnolo e partecipe al Surrealismo. All'artista Dora Maar e alla sua personale cifra nella fotografia della Parigi degli anni trenta, è dedicato questo volume, a corredo dell'importante rassegna veneziana, che presenta suddiviso in sette sezioni (Ritratti dell'artista; Fotografie di strada; Il viaggio in Spagna; Lo sguardo surrealista; Gli amici; Moda, pubblicità, nudi; Picasso) - un corpus di lavori di altissimo livello e alcuni inediti che consentono di ripercorre la carriera e la vita di Dora. Le sue fotografie "di strada", così attente e sinceramente partecipi della disperazione dei diseredati, i fotocollage, i ritratti, le sperimentazioni nei lavori artistici come in quelli commerciali, l'ironia surrealista che connota molti suoi scatti ci fanno scoprire il grande talento di un'enigmatica e visionaria artista.

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Realizzato e pubblicato dalla Fondazione Centro Studi Campostrini, aprile 2019.