2018 2017 2014
      Viaggiatori stranieri in Italia
Presentazione
La pandemia costringerà la maggior parte di noi a non allontanarsi dall'Italia per il periodo estivo.
Un'occasione per riscoprire il nostro paese, attraverso le sue città, i suoi borghi, le sue montagne e i suoi porti di mare. Per incoraggiare e arricchire questa riscoperta proponiamo di seguito una scelta di diari e impressioni di viaggio scritte da visitatori che, provenendo dall'estero, hanno visitato il nostro paese. Giunti dalla Russia, dall'America e da altri paesi europei (Francia, Germania, Spagna), ognuno di essi offre uno sguardo differente e personale dell'Italia, spesso altamente simpatetico con il nostro popolo, il paesaggio e la nostra arte, ma non di rado anche critico e capace di mettere in evidenza vizi e difetti che solo uno sguardo "dall'esterno" può cogliere con sicurezza e descrivere. 
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Buona estate!

Immagini dell'Italia. Vol. 1: Venezia-Verso Firenze-Firenze-Città toscane

di Pavel Muratov

E nessuno meglio di Pavel Muratov – che vi giunge nel 1907, subito avvertendo un «turbamento dello spirito, dolce fino al malessere», e fra il 1911 e il 1912 pubblica, con enorme successo, Immagini del­l’Italia – può svelarci le ragioni di questa «italomania». A Venezia, spiega, «noi beviamo il vino dell’oblio ... Tutto quanto è rimasto alle nostre spalle, tutta la nostra vita precedente diviene un fardello leggero». E gli artefici del Rinascimento gli appaiono «semidei», «eroi del mito», un antidoto al­l’«accidia della vita russa», a Dostoevskij e Tolstoj. Non a caso nel 1923, invitato a Roma per una serie di conferenze, lascerà per sempre la Russia. «Apparteneva a quella schiera di scrittori come Ruskin e Walter Pater,» ricorda l’amico Sciltian «e aveva più sensibilità e talento di Berenson». Ma non è la sconfinata cultura che apprezzavano Savinio e De Chirico, De Pisis e Longhi a rendere, ancor oggi, la lettura di Muratov una rivelazione. Né l’influsso di Pater, Stendhal e Gogol’. Semmai, il suo procedere per folgorazioni lungo un pellegrinaggio che diventa «ricerca delle proprie radici spirituali» (Petrowskaja); la sua capacità di trasmetterci la vita delle opere d’arte; lo sfavillio delle ecfrasi e l’incanto di una lingua in virtù della quale una guida si trasforma in un «libro poema»; l’inclinazione a restituire atmosfere ed epoche attraverso la letteratura: da Casanova alla Divina Commedia, da Gozzi a Webster, miracolosamente prossimo alla «saggezza algida e scettica» del Cinquecento.

Da Venezia a Palermo. Note di viaggio

di Andrej Belyj

In "Da Venezia a Palermo", Andrej Belyj rievoca il proprio soggiorno italiano del 1910. Alle emozioni si intrecciano citazioni dotte, riferimenti goethiani, suggestioni wagneriane (la leggenda di Parsifal), alle impressioni visive dei luoghi si associano immagini di celebri quadri. Venezia, diafana città-merletto, è pervasa da echi e bagliori di Costantinopoli. Napoli sembra un arlecchino, che protende il naso - il Vesuvio - verso il mare. La Sicilia, indissolubile mistione di Oriente e Occidente, appare terra del Craal. il mosaico delle chiese palermitane è la Città del Sole di Campanella. I paesaggi e i "tipi" sono ritratti con occhio acuto, il linguaggio è ricco di neologismi e metafore. L'intero testo rispecchia la profonda cultura letteraria, musicale, artistica, filosofica e scientifica dello scrittore.

Coincidenze. Sui binari da Milano a Palermo

di Tim Parks

"Ho visto l'Italia per la prima volta dai finestrini di un treno." Così comincia questa strana avventura di Tim Parks, in un libro che non è "un libro di storia" e "non propriamente un libro di viaggi". È piuttosto l'omaggio di uno scrittore inglese che da molti anni vive in Italia e per il quale le strade ferrate, a forza di vagabondare in lungo e in largo per il Bel Paese, sono diventate una seconda famiglia. Ne emerge un ritratto dell'Italia divertente e pungente, tra aneddoti e malintesi, paesaggi meravigliosi e contrattempi e ritardi. Un'avventura tutta da leggere, per chi ama l'Italia, per chi ama (o deve) viaggiare in treno.

Viaggio in Italia

di Thomas S. Eliot

Estate 1911: un giovane Thomas Stearns Eliot, studente alla Sorbona, intraprende un viaggio nell'Italia settentrionale, tutto nel segno dell'arte. Lo testimonia un inedito taccuino di appunti qui riprodotto - trascritto e tradotto da Nadia Ramerà, con Introduzione di Marco Roncalli e corredo di immagini. Il viaggio parte da Verona e tocca Vicenza, Venezia, Murano, Padova, Ferrara, Bologna, Modena, Parma, Milano, Certosa di Pavia, per concludersi a Bergamo. Gli appunti raccolgono impressioni generali delle città visitate, descrizioni di cattedrali e chiese, castelli e palazzi, musei, dipinti e sculture, riflettendo conoscenze e attese di Eliot che spesso vi esprime originali opinioni di getto, in cui traspaiono una ancor sobria critica ai canoni della tradizione e uno sguardo d'autore solitario. Un testo che arricchisce il profilo dello scrittore.

Ore italiane

di Henry James

In un intenso "taccuino di viaggio" James ha raccolto un gruppo vario di testimonianze del suo "mal d'Italia", frutto di ripetuti viaggi e soggiorni nel nostro Paese in un arco di tempo che va dal 1872 al 1909. La tensione dialettica tra attrazione e repulsione nei confronti del passato e delle sue testimonianze, i toni suadenti, i suoi sguardi saturi di incombenti malie è il tratto più originale di questo libro.

Viaggio in Italia

di François-René de Chateaubriands

Ancora uno Chateaubriand viaggiatore quello che ci accompagna in questo Viaggio in Italia: dopo essere partito come esploratore e prima di farsi pellegrino, lo troviamo qui in veste di diplomatico a Roma. Un breve soggiorno che gli darà modo tra il 1803 e il 1804 di conoscere il nostro Paese scendendo dalle Alpi verso la campagna romana e spingendosi fino al Vesuvio e i siti archeologici campani. Il paesaggio italiano, inondato da un'incomparabile luce, si fa partecipe di tante emozioni descritte con mirabili accenti romantici. Il trentacinquenne dalle ambizioni politiche e dai successi letterari, dall'animo malinconico e dalla curiosità storica, svela attraverso le sue frammentarie annotazioni come l'indole umana necessiti di legami col proprio passato. Ogni vestigia diventa così spunto di riflessione ad ampio respiro sul destino dell'uomo e la caducità delle cose. Se visitare l'Italia era diventato da tempo il viaggio di formazione per eccellenza, gli scavi di Pompei avevano all'epoca aggiunto ulteriore interesse alle già numerose testimonianze classiche.

Viaggio in Italia

di Simone Weil

Nel 1937 Simone Weil decide di visitare l'Italia, perché, come scrive ai suoi genitori, "quando si è veramente sognato di fare una certa cosa, poi bisogna farla: è la mia morale". Per la giovane filosofa il viaggio è una tregua, che segue le dure esperienze del lavoro in fabbrica e della Guerra Civile spagnola, ma anche ispirazione di alcune fondamentali intuizioni: la nozione di forza come chiave interpretativa della storia dell'Occidente, l'interesse per la filosofia e la tragedia greca, di cui traduce numerosi brani per l'amico Jean Posternak, la riflessione sulla bellezza come elemento di mediazione tra realtà umana e realtà divina. Accompagnando analisi e ricostruzioni narrative alle lettere di Simone Weil, questo libro ci aiuta a comprendere in che modo il breve soggiorno in Italia si sia rivelato uno snodo fondamentale nella sua vita e nell'evoluzione del suo pensiero.

Viaggio in Italia (1924)

di Dietrich Bonhoeffer

Nella primavera del 1924, il giovane Dietrich Bonhoeffer, in compagnia del fratello Klaus, si reca in Italia, fermandosi in particolare nella capitale e in Sicilia. Da qui i due fratelli intraprendono un avventuroso viaggio in Libia, terminato anzitempo con la loro mai chiarita espulsione. Nel volume, le parole del futuro teologo si accompagnano a immagini dei luoghi visitati, a fotografie inedite, scattate dai due fratelli, nonché a lettere, molte in prima traduzione italiana, che essi scambiarono con amici e parenti. Dalle pagine di Dietrich emerge l'acuta osservazione del nostro Paese e del comportamento degli italiani nella colonia libica. Possiamo così seguirne l'emozionante incontro con la Roma antica e, soprattutto, la scoperta del cattolicesimo romano: un'esperienza, questa, che influenzerà significativamente la riflessione del teologo maturo.

Un viaggio in Italia

di Benito Pérez Galdós

In quest'opera del 1900, il grande autore spagnolo Benito Pérez Galdós testimonia la propria visione del nostro paese. Visita Roma, Verona, Venezia, Padova, Bologna, Firenze, Napoli e Pompei: particolarissima, di quest'ultima città, la visione dei cadaveri degli uomini e delle donne vittime dell'eruzione del Vesuvio. Una dopo l'altra, sfilano dinanzi al lettore le sue reazioni: a Roma è la creazione di Michelangelo a sedurlo, a Firenze è Dante, a Verona Giulietta. Un reportage letterario, pubblicato in Italia per la prima volta nella sua versione integrale, scritto al suo ritorno in Spagna: i luoghi, decantati nell'animo dell'autore e ritradotti nello stile epistolare, ci si presentano filtrati dalla sensibilità dello "spagnolo errante", come l'autore amava definirsi, che è stato paragonato a Dickens, Balzac e Flaubert, ed è considerato il più illustre autore di Spagna dopo Cervantes.

 

 
 
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Realizzato e pubblicato dalla Fondazione Centro Studi Campostrini, giugno 2020.