Riccardo di San Vittore

 

Il cronista vittorino Giovanni di Tolosa lo chiama scotus, senza che si possa precisare se Riccardo è originario della Scozia o dell’Irlanda. Si ignora la sua data di nascita così come quella del suo ingresso nell’abbazia di San Vittore di Parigi. È certo che fece la sua professione mentre era abate Gilduino, succeduto a Guglielmo di Champeaux che aveva fondato l’abbazia e la scuola. Vice-priore a partire dal 1159, Riccardo diviene priore nel 1162 succedendo a Nanterre. Nel 1171, dopo la destituzione dell’abate Ervise (eletto nel 1162) da parte di Alessandro III, Riccardo ritrovò la pace e poté continuare i suoi lavori intellettuali fino alla morte, il 10 marzo 1173.

Le sue opere si iscrivono nella linea del suo maestro e predecessore Ugo di San Vittore, vale a dire in una concezione delle scienze come summa del sapere, in cui acquista importanza primaria una teologia fondata sulla Sacra Scrittura, orientata però verso il suo approfondimento spirituale piuttosto che alla formulazione di un compendio sistematico dell’insieme della dottrina. Il Liber exceptionum è un manuale di introduzione alle arti liberali ed al tempo stesso alla Sacra scrittura, mentre il De Emmanuele tratta problemi ermeneutici che venivano posti nell’esegesi nel XII secolo. In effetti Riccardo rimase contrariato dall’approccio del suo confratello Andrea, giudicato troppo influenzato dai movimenti esegetico-teologici del suo tempo. Tra i commenti scritturali propriamente detti, ricordiamo in particolare i suoi trattati In Apocalypsim Joannis, In visionem Ezechielis, Ad me clamat ex Seir, così come l’Expositio difficultatum suborientum in expositione tabernacoli foederis.

La fama di Riccardo per tutto il Medioevo è dovuta però soprattutto al suo De Trinitate, una teologia dell’amore divino di cui si ha un’ulteriore testimonianza nel De quatuor gradi bus violentae caritatis. Rifiutando la definizione di persona di Boezio, fino ad allora accettata in Occidente, Riccardo riformula questo concetto sottolineando il carattere razionale dell’essere umano e quello della incomunicabilità della natura divina da parte delle persone della Trinità. Anche le sue opere di spiritualità godettero di una notevole posterità, come i Benjamin minor e Benjamin major sulla contemplazione e le Mysticae adnotationes in Psalmos. La sua predicazione ci è stata infine trasmessa con i Sermones centum, stampati fra le opere di Ugo di San Vittore. La dottrina spirituale di Riccardo distingue chiaramente coloro che conoscono Dio solo mediante l’insegnamento (per doctrinam) e coloro che lo hanno incontrato mediante la vita (per experientiam). Di conseguenza disegna il cammino che l’anima deve intraprendere, con una graduale ascensione, per raggiungere il proprio fine.
 

Dizionario enciclopedico del medioevo, edizione it. a cura di Claudio Leonardi, Città Nuova, Roma, 1999, pag. 1618.