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La nube della non conoscenza

 
La nube della non conoscenza
marzo 2015

prof. Pier Angelo Carozzi
 
 
Date degli incontri:

Mercoledì 4 marzo 2015
dalle 16 alle 18

Mercoledì 11 marzo 2015
dalle 16 alle 18

Mercoledì 18 marzo 2015
dalle 16 alle 18

Mercoledì 25 marzo 2015
dalle 16 alle 18

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Il testo

The cloud of unknowing ("La nube della non conoscenza") è uno dei trattati spirituali più belli e profondi della letteratura inglese medievale. Scritto da un anonimo autore nel tardo Trecento, questo testo influenzò profondamente la mistica europea attraverso le traduzioni latine prodotte in ambito certosino tra il 1450 e il 1500. A questo testo molto devono, per esempio, la grande mistica spagnola del Cinquecento e la mistica francese del Seicento (ancora nel 1629 il benedettino Augustine Baker scriveva un commentario della Nube).





Di fianco riportiamo tre brevi presentazioni della Nube della non conoscenza.

 
L'autore
 
Dell'autore della Nube della non conoscenza non si conosce quasi nulla. Di lui si può solo ipotizzare che sia un eremita o un monaco, formato nella tradizione patristica e scolastica e sugli ultimi sviluppi della spiritualità e della mistica europea del tempo (Eckhart e la mistica renana).


 
 
Di fianco riportiamo le ipotesi del profilo dell'autore della Nube proposte da due noti studiosi.
L'epoca e il suo contesto

Come spiega Boitani nella sua Nota al testo "l'autore [della Nube] non è, naturalmente un fenomeno isolato nell'Inghilterra e nell'Europa del Trecento". La tendenza mistica, infatti, è presente in molti ambiti della cultura del XIV secolo, anche in quello laico e letterario che si apre con il grande viaggio di Dante e la visione beatifica del "nodo" divino. "L'intera Europa occidentale è percorsa nel Trecento da una forte corrente mistica che produce fenomeni letterari di prima grandezza: dall'Italia di Angela da Foligno e Caterina da Siena, alla Germania di Eckhart, Taulero, Suso e Christina Ebner, alle Fiandre di Ruysbroeck, alla Francia di Marguerite Porrete e Jehan Gerson, alla Svezia di Brigida, alla Spagna e alla Catalogna di Ferrer, Lullo e Antoni Canals (e alcune delle loro opere, in particolare quelle dei mistici renani, sono tradotte e circolano in Inghilterra nel corso del XIV secolo). Sul suolo britannico, infine, l'autore della Nube e dei trattati a essa legati cresce e fiorisce in mezzo ad abbondante vegetazione, preceduto com'è da Richard Rolle e seguito da Walter Hilton, Giuliana di Norwich e, nel secolo successivo, Margery Kempe".


Nelle pagine a destra diamo qualche ragguaglio sugli autori e le correnti mistiche che hanno influito, o sono state influenzate, dall'autore delle Nube, concentrandoci sopratutto sui movimenti e sulle figure più rappresentative del tempo.

I Vittorini
Come abbiamo già osservato in precedenza, l’ignoto autore della Nube è profondamente influenzato dalle riflessioni dei Vittorini, e in particolare da Riccardo di San Vittore, del quale cita più volte passi tratti dal Beniamino maggiore. Riguardo a questi autori, attivi nel XII secolo come priori e teologi all’Abbazia di San Vittore presso Parigi, riportiamo un brano di Marco Vannini tratto dalla Storia della mistica occidentale che mette bene in luce il significato di queste due figure per la storia della mistica: 
“Dopo il lungo relativo silenzio dell’Alto Medioevo, nel XII secolo si assiste a un’impetuosa ripresa del tema mistico. Con i maestri Ugo e Riccardo di San Vittore viene ripreso per lo più uno schema gradualistico di tipo agostiniano, per delineare l’ascesa dell’anima a Dio. Ugo parla per esempio di ‘tre occhi’ dell’anima: uno per vedere il mondo esterno (l’occhio della carne); uno per vedere se stessa e le cose che non sono in se stessa (l’occhio della ragione); infine un occhio per vedere Dio all’interno di se stessa e le cose che sono in Dio (l’occhio della contemplazione). Anche il terzo occhio non appare però come qualcosa di soprarazionale o soprannaturale, ma come qualcosa che appartiene di diritto allo spirito umano, secondo un modo di pensare ancora agostiniano. E agostiniana è pure la concezione per cui autoconoscenza dello spirito e conoscenza interiore sono tanto connesse l’una all’altra, che la conoscenza interiore di Dio appartiene all’essenza stessa dello spirito, alla sola condizione che questo realizzi, proprio conoscendosi pienamente come spirito, la sua vera essenza. 
Già in Riccardo però, pur proseguendo lo schema gradualistico della continuità dell’ascesa, la conoscenza mistica appare chiaramente come mentis excessus (‘estasi dello spirito’), abalienatio (‘separazione’), raptus (’rapimento’), ossia come un modo di conoscenza che non è possibile esprimere a parole, né comprendere concettualmente. Tuttavia Riccardo non vede in questa forma di conoscenza qualcosa di per sé diverso da ciò che opera anche nella conoscenza razionale. Il pieno compimento della conoscenza mistica si raggiunge con l’amore, ma ciò avviene non perché l’amore sia un’altra via per arrivare a Dio diversa dalla conoscenza, bensì solo perché la perfetta conoscenza si trasforma spontaneamente in amore per Dio elevando l’anima a Lui. Citando opportunamente Agostino, Riccardo afferma infatti che «l’amore veemente non può non vedere colui che ama, perché l’amore è un occhio, e amare è vedere. Dio, infatti, è visto da chiunque lo ama, in un certo modo da uno, in un altro modo da un altro, secondo la varietà dei gradi di affetto con i quali sono trasportati in Lui»".
 
Riccardo è importante anche perché, con un gusto sistematico che già preannuncia l’incipiente Scolastica, aggiunge alla tripartizione delle sfere di conoscenza che abbiamo già visto in Ugo una parallela tripartizione delle facoltà corrispondenti, tripartizione che avrà grande fortuna, anche oltre il, Medioevo: imaginatio, ratio, intellectus”.
 
Marco Vannini, Storia della mistica occidentale, Mondadori, Milano, 1999, pag. 149.
 
Mistica renana

Il titolo La nube della non conoscenza è ripreso dalla Teologia Mistica di Dionigi Areopagita ma, come precisa Marco Vannini, “la Nube si dimostra influenzata soprattutto dalla più recente spiritualità di stampo eckhartiano, che ha recepito con intelligenza e con sano equilibrio”. Meister Eckhart è il principale rappresentante di un movimento mistico cristiano, nato in ambito domenicano, che si diffuse nell’area renana tra XIII e XIV secolo. Tale corrente mistica si fonda essenzialmente sull’integrazione del divino con quello che Eckhart chiama il “fondo” dell’anima. La virtù suprema che dispone l’anima a tale evento è quella del “distacco” che, liberando il pensiero da ogni contenuto, permette a Dio di nascere nell’anima del fedele. Il magistero di Echhart ebbe una vasta influenza, diffondendosi subito nell’area renana e fiamminga per raggiungere, da quì, l’Inghilterra dell’ignoto autore della Nube. Continuatori dell’opera di Eckhart furono Enrico Suso e Taulero. Di fianco riportiamo alcune informazioni sui tre principali rappresentati di questa corrente mistica e religiosa.

 

 
Mistica inglese
Anche nell’Inghilterra del XIV e XV secolo si assiste, come nel Continente, ad un fiorire di letteratura ascetica e mistica. Particolarmente importante è la vicinanza geografica e linguistica con i Paesi Bassi: l’intensità di rapporti tra le due aree fece si che in Inghilterra si diffondesse la mistica renano-fiamminga. Tuttavia, l’influenza renano-fiamminga non è l’unica. Come scrive Giovanna della Croce nel suo lavoro dedicato ai Mistici del Nord: “Nonostante il loro carattere omogeneo, nelle opere spirituali inglesi dei secoli XIV-XV si riscontra una continuazione della tradizione agostiniana e neoplatonica, anche se la dipendenza diretta non appare chiara in tutti gli autori”. L’eredità della tradizione agostiniana, spinge la mistica inglese a porre l’accento soprattutto sull’aspetto sentimentale dell’esperienza mistica: “Siamo di fronte a scritti che si appellano ai grandi temi della teologia negativa, in cui Dio continua a venir concepito come il completamento Altro dell’uomo, ma che tuttavia, nella sua alterità, è colui che chiama l’uomo a sé e alla perfetta comunione con lui. Ma la strada per giungere fino a Dio non è più quella della speculazione metafisica. Nel misticismo inglese si riscontra un impegno appassionato, e in qualche modo anche riuscito, a incentrare tutta la vita spirituale nell’amore. Non la conoscenza ma l’amore fa da guida attraverso le ‘notti oscure’ che preparano le ‘nozze spirituali’ con Dio, amato al di sopra di ogni cosa. Tale impegno ha portato con sé uno spostamento d’accento verso una nuova dottrina spirituale, più pratica, con la nota distintiva dell’invito alla imitatio”.
Accanto all’ignoto autore della Nube, tre sono i principali rappresentati del misticismo inglese del XIV secolo: Richard Rolle, Walter Hilton e la mistica e visionaria Giuliana di Norwich. Di seguito riportiamo le principali informazioni di ognuno dei tre mistici.


 
Il concetto e la sua genealogia


"Ecco, io sto per venire verso te
in una densa nube"

Esodo, 19, 9

Il concetto e la sua genealogia
Come abbiamo detto il titolo del libro è ripreso dalla Teologia Mistica di Dionigi Areopagita, che l’ignoto autore conosceva direttamente e attraverso il commento fatto da Tommaso Gallo, e allude alla caligo ignorantiae che si frappone tra l’intelligenza umana e l’essenza divina.
L’immagine della caligo e della nube compare per la prima volta in tre episodi – tre teofanie come sottolinea Piero Boitani – del Libro dell’Esodo (19; 24; 33). Essa sarà poi ripresa da vari interpreti ebrei e cristiani – Filone d’Alessandria, Gregorio di Nissa, Pseudo-Dionigi, Riccardo di San Vittore – sino a giungere al nostro ignoto autore. A fianco riportiamo alcuni passaggi, tratti dai testi degli autori citati, in cui si accenna o discute della caligo ignorantiae.






Citazioni bibliche
Libro dell'Esodo
Citazioni bibliche
Libro dell'Esodo
Citazioni bibliche - Libro dei Salmi
Filone di Alessandria
Gregorio di Nissa
Dionigi Areopagita
Riccardo di San Vittore
La nube della non conoscenza

Un percorso attraverso i testi

Marco Vannini

Storia della mistica occidentale
Mondadori, Milano, 1999

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Storia della mistica occidentale

Marco Vannini

La sorgente della mistica occidentale non è la religione ebraica ma il mondo greco, il suo testo capitale non è la Bibbia ma l'Iliade. E quindi da qui, dal capolavoro assoluto dello spirito greco, che occorre iniziare il lungo e suggestivo itinerario alla ricerca del Dio nascosto. Dal cristianesimo sono certamente emerse figure mistiche di altissimo rilievo, ma questo è accaduto soprattutto perché esse hanno saputo mediare il messaggio evangelico con la grande filosofia di Eraclito e di Platone. Più che alla religione, la mistica si lega quindi alla razionalità della filosofia: non è pietà o devozione dell'anima, non si identifica con la santità e meno ancora con la vita religiosa.


Stephen Gersh 
Da Giamblico a Eriugena.
Origine e sviluppo della tradizione pseudo-dionisiana

Edizioni di Pagina, 2008

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Da Giamblico a Eriugena. Origine e sviluppo della tradizione pseudo-dionisiana

Stephen Gersh

A circa trent'anni dalla sua prima edizione, si offre in traduzione italiana il volume di Stephen Gersh From Iamblichus to Eriugena: An Investigation of the Prehistory and Evolution of the Pseudo-Dionysian Tradition (1978). Il passaggio dal neoplatonismo pagano al neoplatonismo cristiano deve molto ai contributi concettuali di Giamblico e all'opera, cinque secoli dopo, di Eriugena. Questi raccolse, nel mondo latino e con categorie cristiane, l’intera eredità della riflessione degli ultimi pagani greci, attraverso la mediazione degli scritti dello Pseudo-Dionigi che rappresentano lo snodo teorico essenziale di questo lungo itinerario di transizione di idee dal mondo pagano a quello cristiano (come spiega il sottotitolo di questo libro). Da Giamblico a Eriugena ricostruisce i tratti caratteristici di questo percorso, individuando gli elementi che hanno determinato il cambiamento secondo una prospettiva diacronica. La Prefazione dell'Autore all'edizione italiana, una lunga Introduzione dei curatori e un Supplemento bibliografico aggiornato colmano la distanza critica dalla prima edizione, la cui importanza nel panorama degli studi sul neoplatonismo appare oggi pienamente confermata.



Stephen Gersh è attualmente professore di Medieval Studies al Medieval Institute della prestigiosa Università di Notre Dame (Indiana USA). In precedenza ha insegnato al Magdalene College di Cambridge e ha tenuto nel 2000 la cattedra «Solomon Katz» all’Università di Seattle. Considerato uno dei massimi specialisti della tradizione neoplatonica dall’Antichità al Medioevo, si interessa anche di letteratura e musica medievale. Oltre al volume che qui si presenta in traduzione italiana, è autore tra l’altro di Kinesis Akinetos. A Study of Spiritual Motion in the Philosophy of Proclus, E.J. Brill, Leiden 1973; Middle Platonism and Neoplatonism. The Latin Tradition, 2 voll., University of Notre Dame Press, Notre Dame 1986; Concord in Discourse. Harmonics and Semiotics in Late Classical and Early Medieval Platonism, Mouton-de Gruyter, Berlin 1996; Plato in the Middle Ages. A Doxographical Approach, de Gruyter, Berlin 2002 (insieme a Maarten J.F.M. Hoenen).

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Alain de Libera
Meister Eckhart e la mistica renana
Jaca Book, Milano, 1998 

Meister Eckhart e la mistica renana

Alain de Libera

La nuova prospettiva in cui Alain De Libera tratta il pensiero di Eckhart e di Enrico di Berg (Suso) e Giovanni Taueler, tre domenicani che hanno in comune di essere stati considerati da vivi “maestri di vita”, ma anche di appartenere a una tradizione speculativa, è quella di considerare la loro teologia. Il carattere “mistico” di essa è innegabile, ma troppo spesso ha tuttavia occultato, nei loro storici, la base scolastica del loro edificio spirituale. Il saggio cerca di mostrare come il progetto teologico di Eckhart, variamente proseguito dai suoi discepoli, si inscriva nel movimento di idee del XIV secolo e come si collochi in rapporto al sapere e alla pratica del mondo della “scuola”, al quale appartiene con pieno diritto. Invece di impegnarsi nel dibattito che tende ad assegnare un’etichetta di “filosofo” o di “mestico” o altre tipologie al pensiero di Eckhart, l’autore riparte dai fatti, da quello fondamentale che non lo espropria della sua qualifica di “teologo”, di “teologo domenicano del XIV secolo ricco di una cultura del XIII (Tommaso, Alberto, ma anche Bonaventura), se non addirittura del XII secolo (Bernardo di Clairvaux, Guglielmo di Saint-Thierry)”. Comprendere questo teologo e questa teologia presuppone un’operazione preliminare: rilevare la singolarità della posizione eckhartiana a raffronto con quella dei suoi più importanti contemporanei e tentare, a partire di qui, una lettura basata su una prospettiva strettamente storica. Nella contrapposizione tra teologia forte e teologia debole che informa l’evolversi della teologia del XIV secolo, Eckhart è un outsider, non appartenente ad alcun schieramento. La sua scienza teologica, aperta a tutte le risorse della tradizione e nel contempo famigliare al neoplatonismo arabo, non è catalogabile.  E l’appartenente contrasto dei suoi ingredienti trova spiegazione solo se si prende atto del suo progetto teologico fondamentale.

Alain De Libera è nato nel 1947, dal 1985 ha insegnato storia delle teologie cristiane nell’Occidente medievale alla  Ècole pratique des Hautes Ètudes (Paris) e ora all’Università di Ginevra. I suoi interessi di studio spaziano dalla logica all’averroismo latino, alla “mistica” tedesca che si pone sulla scia di Alberto Magno. Tra i suoi numerosi lavori, ricordiamo l’edizione del De summo bono di Ulrico di Strasburgo, i commenti al De unitate intellectus contra averroistas di san Tommaso e ai Trattati  e sermoni di Meister Eckhart, le monografie dedicate a Albert le Grand et philosophie, a La Mystique rhènane (tr. it. In preparazione presso la Jaca Book) e a La querelle des universux. È anche autore di opere di sintesi sulla vicenda globale della filosofia nel Medioevo: La philosophie médiévale (Que sai-je?, 1989) e La philosophie médiévale (1993; tr. it. Storia della filosofia medievale, Jaca Book, 1995) 

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I mistici renani. Eckhart, Taulero, Suso
a cura di M.-A. Vannier
Jaca Book, Milano, 2013 

I mistici renani. Eckhart, Taulero, Suso

a cura di M.-A. Vannier

Un volume che risponde al nuovo interesse nato sulla mistica renana che parla all'uomo d'oggi. Ci troviamo, infatti, di fronte ad uno degli apporti fondamentali della cultura religiosa dell'Occidente, come notava Vladimir Losskij. Quella che oggi chiamiamo "mistica renana" è l'opera condotta da Eckhart e proseguita dai suoi allievi Taulero e Suso nel XIV secolo. La predicazione e le opere di Eckhart non sono solo la testimonianza di una straordinaria esperienza spirituale, ma anche un indispensabile contributo a cogliere lo sviluppo della coscienza religiosa e del pensiero cristiano. Il primo a dare pieno riconoscimento alla mistica renana fu un famoso pensatore dell'umanesimo, Nicola Cusano. Nell'animo umano, secondo Eckhart, è riposta una forza che genera una pienezza di umanità, l'umanità piena di Cristo: è come se Cristo possa rinascere nell'animo dell'uomo. In questo la mistica renana, anziché staccarsi dall'umano, come a volte si era sostenuto, rende all'uomo la sua piena possibilità, "potenza", che lo unisce alla piena umanità di Cristo. La presente antologia, raccolta e commentata da Marie-Anne Vannier (una grande esperta dei renani e di Nicola Cusano, con uno straordinario patrimonio di studi e pubblicazioni) e in edizione italiana a cura di Marco Vannini, permette ai lettori odierni di cogliere ciò che possiamo considerare l'estrema modernità del pensiero di Eckhart e dei suoi allievi.

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Meister Eckhart
Sermoni tedeschi
Edizioni Paoline, Milano, 2013 

Sermoni tedeschi

Meister Eckhart

Al culmine del medioevo, mentre Dante scrive la Divina Commedia, Eckhart (1260-1328) porta a compimento quella sintesi tra filosofia greca ed esperienza evangelica che costituisce forse l'espressione più alta della spiritualità cristiana: non a caso i contemporanei avvertirono il domenicano tedesco come Meister, «maestro», per eccellenza — e ciò non solo per il suo magistero universitario, ma anche e soprattutto per la sua predicazione in volgare.

Infatti proprio in questi Sermoni, con i quali ha inizio la lingua letteraria tedesca, è contenuto l'essenziale del suo insegnamento in cui, alla radicalità del distacco, che conduce alla generazione del Logos nell'anima — ovvero a vivere la vita divina in perfetta unione spirituale con Dio, «uno nell'Uno» —, fanno riscontro quella semplicità e naturalezza espressiva che lo rendono comprensibile a tutti, dotti chierici e semplici fedeli.

Non meraviglia perciò che la profondità speculativa di questi Sermoni abbia nutrito, più o meno direttamente, tutta la successiva storia della mistica: da quella tedesca di Taulero e Suso, che ebbero la fortuna di ascoltarli, a quella spagnola del Cinquecento, fino ai grandi spirituali francesi del Seicento. Ma si comprende anche come essi abbiano innervato la riflessione contemporanea, da Hegel e Schopenhauer fino a Heidegger, tanto che oggi il maestro domenicano si presenta come interlocutore privilegiato nel dialogo tra religione e filosofia, come pure in quello tra il cristianesimo e le religioni dell'Oriente.

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Giovanni Taulero
I sermoni
Edizioni Paoline, Milano, 1997

I sermoni

Giovanni Taulero

Domenicano tedesco del XIV secolo, Giovanni Taulero è, insieme a Suso, il più importante dei discepoli di Meister Eckhart, e soprattutto colui che salvò dalla condanna il pensiero del maestro, assicurandone la diffusione ben oltre la Germania.
Egli infatti riprende sì, nell'essenziale, l'insegnamento eckhartiano, invitando ad abbandonare tutto ciò che è superficiale e a scendere nel «fondo dell'anima», là dove si trova la vera realtà di noi stessi e di Dio; ma è più attento alle sfumature psicologiche e più vicino alle necessità della gente comune, privo di quelle arditezze teologiche che possono sconcertare in Eckhart.
sermoni di Taulero — qui presentati nella loro interezza — conobbero grande fortuna: furono tradotti in latino, più volte stampati, e influenzarono profondamente tutta la mistica cristiana dei secoli seguenti — basti pensare a san Giovanni della Croce o ad Angelo Silesius. In ambito non cristiano il suo autore fu posto da Schopenhauer, accanto a Platone e Buddha, tra i più grandi maestri della spiritualità di tutti i tempi.

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Enrico Suso
Libretto dell’eterna sapienza
Edizioni Paoline, Milano, 1992

Libretto dell’eterna sapienza

Enrico Suso

Enrico Suso fu uno dei più affascinanti mistici del secolo XIV, un’epoca di singolare ricchezza per il misticismo tedesco. L’opera che qui si presenta in una nuova traduzione è stato il testo di meditazione più popolare della sua epoca, un testo che superò per diffusione anche l’Imitazione di Cristo.

Una popolarità che non si spiega certo con l’originalità del contenuto – la passione di Cristo e le regole ascetiche fondamentali – ma con la qualità letteraria e l’immediatezza con cui è presentato l’insegnamento tradizionale. Suso desidera che il lettore riviva e sperimenti con la sua stessa intensità la passione di Cristo e della Vergine.  Per questo si serve di uno stile rubato alla letteratura del suo tempo: il tipico linguaggio poetico e simbolico dell'amor cortese per esprimere il dialogo d’amore tra Suso e la Divina Sapienza.
Finezza e profondità di sentimento, slancio e commozione poetica fanno di quest'opera il capolavoro del pù amabile dei mistici tedeschi.

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Jan van Ruusbroec
Lo specchio dell’eterna beatitudine
Edizioni Paoline, Milano, 1994 

Lo specchio dell’eterna beatitudine

Jan van Ruusbroec

Nella seconda metà del secolo scorso, dopo un lungo periodo di dimenticanza, alcuni studiosi riscoprono le opere di Ruusbroec, il mistico del Brabante, ritenuto divinamente ispirato, che all’innegabile arditezza speculativa unisce un linguaggio che si distingue per la pacata espressività originale nella costante chiarezza e semplicità del suo stile.
È “il primo a esprimere in una lingua ancora in formazione, le più alte esperienze della vita interiore”, esercitando così un profondo influsso non solo sui suoi diletti discepoli, ma su tutta la società a lui contemporanea. Dotato di acuto senso del reale e di penetrante comprensione di ogni autentica esistenza contemplativa, ha sempre posto a fondamento del suo vissuto la parola di Dio integrata, alla luce della fede, dai “tocchi” divini dell’esperienza mistica.
Lo Specchio dell’eterna beatitudine, che viene qui presentato per la prima volta in traduzione dall’originale medio olandese, è l’opera che maggiormente rivela le linee di fondo della spiritualità di Ruusbroec, orientata all’eucarestia. Alla sua luce percepiamo infatti il mistero dell’infinito amore di Dio che si comunica in Cristo. E nell’abbraccio divini che si riempie di gioia indicibile, il Padre e il Figlio, nello Spirito santo, stringono tra le loro braccia l’anima trasformata ed essa, senza perdere la sua essenza umana, passa nella beatitudine sovraessenziale.
 Un opera che apre i suoi lettori, anche oggi, a prospettive insospettate.

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Giovanna della Croce
I mistici del Nord
Edizioni Studium, Roma, 1981 

I mistici del Nord

Giovanna della Croce

L’epoca  dei “mistici del Nord”, che vede il suo massimo splendore negli ultimi decenni del secolo XIII e soprattutto nel corso del XIV, è una delle più feconde nella storia della spiritualità cristiana. È un periodo di profondo rinnovamento della vita religiosa in tutti i settori e ambienti,  congiunto con una assetata ricerca di Dio, attraverso lo sforzo intellettuale di penetrazione oggettiva dei misteri della fede.
La mistica del Nord appare, da un lato, un mistica che può essere definita nuziale e che, caratteristica soprattutto della vita spirituale femminile, assume una netta connotazione cristocentrica; dall’altro, una mistica filosofica o dell’essenza, che s’innalza verso l’insondabile mistero del Dio Trinità.
Gli scritti dei grandi santi tedeschi, fiamminghi, inglesi, raccolgono così, sotto forma di visione, di rivelazione, di poesia, le conoscenze ricevute per via di penetrazione intuitiva, e mettono a contatto il lettore con le intense esperienze dei singoli autori nella tensione verso il divino che ha illuminato la loro esistenza. Essi sono capolavori di calda spiritualità, ancora oggi non superati.
 
Giovanna della Croce, O.C.D. (al secolo Gerda von Brockhuesen), è nata nel 1921 a Francoforte sul Meno. Dopo la laurea in filosofia e in storia dell’arte nell’Università di Vienna, è stata assistente nella stessa università, a partire dal 1944, alla cattedra di filologia bizantina. Ha studiato contemporaneamente la teologia cattolica ed è entrata nell’Ordine delle Carmelitane Scalze. Dal 1950 risiede a Milano. Si è specializzata in studi di spiritualità medievale e dell’Ordine, ed ha collaborato a Riviste ed enciclopedie. Pubblicazioni: Enrico Suso (1971), Abbiamo creduto all’amore (Meditazioni, 1972), La Parola e l’Eucarestia (con Tommaso Beck, 1976), Gerhard Tersteegen (1980), Gesù è il Signore (con Tomaso Beck, 1981).

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Walter Hilton
La scala della perfezione
Gribaudi, Torino, 1989

Walter Hilton

La scala della perfezione

“La Scala della perfezione” di Walter Hilton è senza dubbio la più importante opera di spiritualità apparsa nel mondo anglosassone nel XIV secolo, il secolo di Mastro Eckart, Angela da Foligno, Caterina da Siena, Tommaso da Kempis e, in Inghilterra, di Richard Rolle, William Flete e dell’anonimo Autore de “La Nube”. L’opera è tuttora un manuale indispensabile nella formazione dei religiosi e dei laici in Inghilterra e nei Paesi di lingua anglosassone in generale.
Questa prima traduzione italiana ha dunque un’importanza rilevante, anche sotto il profilo culturale.
“La Scala” presenta l’itinerario spirituale attraverso il quale è possibile giungere alla contemplazione di Dio nella pienezza della sua luce misericordiosa. Itinerario non facile e irto di tranelli, qui descritto dai suoi difficili inizi sino alle più alte vette dell’unione mistica; ma reso invitante e come semplificato dalla calda partecipazione dell’Autore, dai suoi continui riferimenti alla vita quotidiana, dai numerosi esempi concreti presi dall’esperienza comune, e soprattutto vivificato da una umanità peculiare che dà al testo quella levità e semplicità che mancano ad altri libri affini.
Hilton dimostra profonda conoscenza dei grandi autori della tradizione monastica – Agostino, Gregorio il Grande, Bernardo e i Vittorini – così come di quelli del suo tempo, ma sa filtrare questo immenso  patrimonio con estrema originalità. Maestro  di spirito tra i più grandi e amati, il suo messaggio conserva intatta la freschezza originale e può rispondere in modo molto vitale alle attese di quanti cercano – attraverso lo spessore di un clima sempre più opaco – la nitidezza di una vita interiore senza confini.

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Giuliana di Norwich
Il libro delle rivelazioni
Ancora, Milano, 1997

Giuliana di Norwich

Il libro delle rivelazioni

Giuliana di Norwich (1342-1416) ebbe all’età di trent’anni, nel momento più grave di una malattia, una serie di “visioni” centrate attorno alla passione di Cristo. Fissò il ricordo delle rivelazioni in scritti successivi. Ne è risultato un libro che non è un semplice resoconto di esperienze mistiche, ma una pacata meditazione che raccoglie attorno alla verità fondamentale – l’amore di Dio – tutti i punti più importanti e vitali della teologia cristiana.
Ne deriva una spiritualità del quotidiano fatta di serenità e di equilibrio, radicata sul costante ricordo dell’amore di Dio.
J. Leclercq ha ottimamente definito le Rivelazioni un “manuale di pazienza” e T. Merton ha scritto: “Ho pregato molto per avere un cuore saggio: credo che la riscoperta di Giuliana di Norwich mi aiuterà”.

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L'edizione e l'immagine

La nube della non conoscenza

Se si dovesse dire qual è il testo mistico più intenso, compatto e puro dell’Occidente, La nube della non conoscenza sarebbe senza dubbio uno dei candidati più plausibili. Non meraviglia dunque che Aldous Huxley scrivesse: «La Nube e alcuni sermoni di Eckhart sono le cose più preziose che ci sono giunte dal Medioevo». Composto verso la fine del Trecento da un anonimo inglese in forma di manuale indirizzato a un giovane novizio dell’attività contemplativa, capolavoro di immaginazione e di stile, a un tempo incisivo e duttile, ironico e terso, denso e rarefatto, La nube della non conoscenza delinea quella paradossale via negativa che, da Dionigi l’Areopagita a Molinos e Caussade, attraversa tutta la nostra storia come un supremo azzardo. Per giungere all’assoluto in questa vita non serve l’intelligenza raziocinante, ma una «nuda tensione» verso Dio, un «piccolo, cieco impulso d’amore»: il vero contemplativo entrerà nella nube della non conoscenza come vi entrò Mosè quando salì sul monte Sinai per parlare con il Signore. Dovrà dimenticare tutto – passioni, peccati, perfino i pensieri più santi – in una «nube d’oblio», e colpire col dardo affilato dell’amore ardente la nuda essenza divina.
Abbagliante nella descrizione del bubbone del peccato, solidificato e saldato alla nostra sostanza, ferocemente ilare nel ritrarre i falsi contemplativi, che, ciondolando il capo e gesticolando con le mani, guardano sempre in alto a bocca spalancata quasi volessero fare un buco nel firmamento, l’ignoto autore della Nube consegna al lettore un salutare ammaestramento: chi davvero vuole intraprendere l’attività contemplativa dovrà rimanere – come la sorella di Marta, Maria, quando aveva Gesù dinanzi a sé – immobile e silente, quasi fosse in un sonno simulato, tutto assorto e immerso nel dolore e nella quiete del proprio essere. Soprattutto, spogliandosi di ogni conoscenza specifica, dovrà mirare al «nessun luogo» che è il vero dovunque, e al nulla che è Tutto.
L'immagine

Spiegazione

L'immagine dell'edizione della Nube adottata per il seminario è tratta dal De Arte Venandi cum avibus di Federico II di Svevia. Questo testo è un importante trattato di falconeria scritto nell'ambito della grande tradizione scientifica che fiorì alla Corte normanna di Palermo, crocevia di culture diverse.

Di questo testo esiste una traduzione italiana: 
Federico II di Svevia, De Arte venandi cum avibus, Laterza, Bari, 2011.

 

Le registrazioni, i testi, i documenti e le immagini contenute nel presente filmato sono di esclusiva proprietà della Fondazione Centro Studi Campostrini. A norma di legge ne è vietato qualunque utilizzo, copia, alterazione e integrazione di tutto o di parte del materiale presentato. Le immagini delle persone presentate sono dati personali; non possono essere elaborate, utilizzate, inviate o trasmesse a terzi senza l'autorizzazione degli interessati (D.lgsl. n 196/2003).
Ogni violazione sarà perseguita a norme di legge.

Realizzato e pubblicato dalla Fondazione Centro Studi Campostrini, ottobre 2014